Gli interessi sui conti bancari in rosso vanno rimborsatiÈ una sentenza storica quella emessa venerdì scorso dalla Corte di Cassazione, che segna un orientamento importante su una disputa, andata avanti almeno 15 anni, tra banche e consumatori. Un passo decisivo che potrebbe consentire a circa 10 milioni di correntisti di ottenere ingenti risarcimenti. L'Adusbef, una delle Associazioni dei consumatori più battagliera in questo campo, ha stimato che le richieste di rimborsi potrebbero arrivare complessivamente addirittura a 20- 30 miliardi di euro. Materia del contendere, il cosiddetto "anatocismo" parola di origine greca che vuol dire in parole semplici: pagare gli interessi sugli interessi, quindi due volte. Ebbene, la Suprema Corte ha detto basta a questa pratica, di fatto vietata dal codice civile, ma entrata nell'uso comune a partire dal 1952, su iniziativa dell'Associazione bancaria italiana. Nei contratti bancari infatti gli interessi, quando il conto corrente va in rosso, vengono calcolati su base trimestrale - a marzo, giugno, settembre e dicembre - un meccanismo che fa lievitare oltre il dovuto i debiti visto che l'interesse viene calcolato con il passare dei mesi su una quota sempre più alta di prestito, mentre nel caso di depositi attivi, quindi a favore del cliente, il calcolo degli interessi viene effettuato su base annuale. Dopo anni di battaglie da parte dei consumatori gli istituti di credito dovranno ora adeguarsi al nuovo orientamento che considera illegittima la pratica dell'anatocismo e - fatto importante - con effetti retroattivi nel tempo. L'Associazione bancaria italiana prende atto in una nota della sentenza della Cassazione e si dice disponibile a rispettare i giudizi già in corso. Per tutti gli altri che ne hanno diritto sarà possibile avanzare richieste di rimborsi indietro nel tempo fino al 1990, ma il risarcimento non è comunque automatico e sarà ottenuto solo dopo decisione del tribunale caso per caso. Fonte: TG5.it
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