 Se
vuole un bicchiere d'acqua la maggior parte dei canicattinesi invece
che affidarsi al rubinetto della cucina di casa stappa una bottiglia di
minerale. È in costante crescita, infatti, il numero delle persone che
all'acqua erogata dal servizio pubblico preferisce le «bollicine» della
bottiglia di minerale. I dati della disaffezione dal rubinetto da parte
dei canicattinesi arrivano dall'associazione dei consumatori ed utenti
Arco che ha condotto un preciso studio su questo settore. Ieri mattina
i dati del sondaggio sono stati presentati alla stampa. Del resto
migliaia di canicattinesi si sono rivolti al giudice di pace per non
pagare il canone adducendo anche, tra le cause, la scarsa qualità
dell'acqua erogata dal Comune. Tutta la fiducia dei canicattinesi nei
confronti del acqua imbottigliata spesso è mal riposta. Le acque
minerali, spesso contengono sostanze pericolose, come arsenico, cromo,
nichel, nitrati e piombo, in concentrazioni superiori a quelle ammesse
per l'acqua di rubinetto. Ma nonostante ciò la gente, che non si fida
dell’acqua del rubinetto preferisce quella imbottigliata per non
correre rischi. I pericoli dell'acqua potabile potrebbero essere legati
alla presenza di germi, oppure di sostanze inquinanti dovute agli
insediamenti urbani, alle tubature, alle pratiche agricole, agli
scarichi industriali. Le indagini più recenti dimostrano, però, che,
forse anche a causa delle emergenze passate l'acqua oggi erogata
rispetta ampiamente tutti i limiti di legge e spesso evidenzia una
composizione migliore di quella di molte acque minerali. L'uso di acqua
minerale ha anche sorpassato di molto l'utilizzo del vino a tavola: è
questo uno dei tanti segni che evidenziano il cambiamento dei costumi
di vita che richiedono, in una società sempre più competitiva e
stressante, lucidità mentale e fisico scattante, che evita di
assimilare calorie aggiuntive.
CARMELO VELLA
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