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La Sicilia - Siracusa 20.05.2005
Operazione «acqua chiara»
Da quanto tempo i siracusani hanno perso la consuetudine di bere un bicchiere d'acqua dalla fontanella?E perchè? Per un effettivo peggioramento della qualità della nostra acqua corrente o per un pregiudizio?Ha cercato di rispondere a questo quesito, l'osservatorio "Acqua Chiara", sulla qualità dell'acqua del rubinetto percepita dal consumatore della provincia di Siracusa. Il progetto, approvato e cofinanziato dal Ministero delle Attività produttive, è stato ideato e sviluppato dalla sede regionale siciliana dell'Arco, un'associazione nazionale in difesa dei consumatori.L'Arco Sicilia, ha portato a termine l'osservatorio "Acqua Chiara", realizzando duemila interviste telefoniche indirizzate a un campione casuale di cittadini prelevato dall'elenco telefonico "Pagine Bianche" di Siracusa e provincia. Agli intervistati è stato sottoposto un questionario con dieci domande du alcuni aspetti fondamentali del pianeta acqua per uso domestico. Gli elementi fondamentali dell'osservatorio riguardavano l'uso per bere e per cucinare dell'acqua del rubinetto, i tempi d'erogazione, i metodi di raccolta, il tipo e il luogo del serbatoio di raccolta, la comprensibilità e la congruità della bolletta.Ne sono venuti fuori alcuni dati interessanti. Secondo la nota diramata dall'associazione Arco Sicilia, l'indagine effettuata, ha evidenziato, nella provincia di Siracusa, una situazione del servizio idrico "a macchia di leopardo, in assenza di uniformità di gestione, fornitura, erogazione e distribuzione con notevoli differenze da comune a comune". Il dato più evidente è quello del mancato uso alimentare dell'acqua del rubinetto da parte dei cittadini della provincia di Siracusa. A spiegazione di ciò c'è un elemento comune in tutte le risposte degli intervistati, evidenziato dalla nota: "la diffidenza da parte dei consumatori nei confronti dell'ente erogatore, sia per esperienze passate, che per pregiudizi alimentati da ossessivi messaggi di disfunzione del servizio".I siracusani lo sanno da anni, basta parlare con amici e vicini di casa; andare a fare la spesa e attardarsi presso il bancone delle acque minerali: l'uso dell'acqua minerale è enormemente diffuso tra le famiglie della provincia di Siracusa. Uno degli obiettivi finali dell'osservatorio è quello di contribuire al miglioramento del livello qualitativo del servizio e delle caratteristiche fisiche ed organolettiche dell'acqua che giunge al domicilio degli utenti, attraverso un lavoro di monitoraggio, ma anche di informazione adeguata presso proprietari e amministratori condominiali, per una corretta applicazione delle leggi stimolandone gli interventi di manutenzione e pulizia dei serbatoi di raccolta. E anche stimolando un lavoro di aggiornamento delle carte dei servizi presso gli Enti gestori e erogatori del servizio idrico. Tutto ciò per evitare lo stallo di una situazione gravosa: "L'uso dell'acqua minerale" - ha proseguito la nota - "rischia di creare, per la salute del consumatore più problemi di quanti ne voglia evitare dal punto di vista igienico-sanitario". Considerando l'imbottigliamento in contenitori non di vetro, il trasporto, lo stivaggio, l'esposizione alla luce e alle escursioni termiche, le acque minerali, pure e ottime alla sorgente, non arrivano al consumatore con le stesse qualità organolettiche che avevano alla fonte, perchè modificate". Inoltre è indubbio che l'uso di acque minerali pesa notevolmente sul bilancio familiare, aggravando già le precarie condizioni economiche delle famiglie.Uno studio approfondito da parte dell'osservatorio "Acqua chiara", ha riscontrato che la spesa media di una famiglia della provincia di Siracusa per il consumo di acqua minerale è di 216 euro l'anno che vanno aggiunte al canone da pagare all'Ente gestore del servizio idrico. Massimiliano Torneo
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