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La Sicilia - Trapani 03.06.2005

Il sondaggio. Pubblicato un fedele resoconto su qualità, quantità e sull'erogazione idrica
L'acqua non è mai «sicura»

È stata chiamata operazione «acqua chiara». E il suo risultato costituisce un resoconto fedelissimo sulla qualità dell'acqua, ma anche sull'erogazione e sulle quantità disponibili in ciascun Comune della provincia. La prova provata come ancora oggi il tema del rifornimento idrico presenti problematiche irrisolte e che vanno affrontate. Un quadro d'insieme che non ha precedenti e che probabilmente finirà con il presentare la questione idrica in provincia sotto una nuova lente.
Merito di tutto ciò va all'associazione nazionale difesa consumatori (Arco) che ha ad Agrigento la sua sede regionale; coordinatore del progetto, che ha permesso ad una serie di «inviati speciali» dell'«Arco» di investigare a lungo in tutti i 24 Comuni del trapanese, è stato il vice presidente regionale della stesa associazione Gerlando Sciabarrà.
Ai cittadini che sono stati sentiti, 3 mila persone, è stato sottoposto un questionario con 10 domande. Una serie di quesiti per conoscere il «pianeta acqua» dal punto di vista «domestico», dall'interno delle case: l'uso dell'acqua per bere, cucinare, i tempi di erogazione, la raccolta, i serbatoi usati, la comprensibilità delle bollette. Da Comune a Comune sono emerse molte differenze, ma una cosa unisce tutti, ossia la circostanza che le necessità quotidiani fanno fare affari d'oro ai commercianti di acqua: a chi la vende in bottiglia e a chi la trasporta con le cisterne. Non ci voleva certo questa indagine a dimostrarlo, ma il panorama è di quelli che dovrebbero far sgranare gli occhi a chi guarda, si spera per fare qualcosa, considerato che finora la questione è stata sempre vista in capo al singolo Comune e non nella complessità del territorio.
Sono pochi i Comuni dove si usa per bere l'acqua che esce dal rubinetto: «E questo – spiega una nota dell'Arco – perchè l'utente mostra evidente diffidenza rispetto all'ente erogatore. Ma ad avviso dell'Arco le cose non vanno certo meglio quando si decide di ricorrere alle fonti di approvvigionamento varie, fontane e quant'altro, presenti nel territorio. I rischi sanitari restano per l'uso generale che si fa di contenitori non di vetro, per trasporto, stivaggio ed esposizione al sole di contenitori vari, condizioni queste che possono far variare le condizioni organolettiche dell'acqua dal suo prelievo al suo arrivo sulle tavole.
E quando si acquista l'acqua minerale dal rivenditore – preferibilmente quella non lasciata a riscaldarsi al sole – se non è la salute che rischia, a trovarsi «inguaiato» certamente il portafoglio perchè pare che acquistare acqua in confezioni da queste parti costi più caro di altrove.
Rino Giacalone

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